E’ la semplicita’, che e’ difficile a farsi.
Bertolt Brecht
“Cari amici e cari compagni”
questo è il saluto rivolto, lunedì 13 ottobre, da Pierluigi Bersani alla platea della sala della cooperazione, che era stracolma. Ma anche a prescindere dalla gradita forma del saluto, quello che ha detto, il linguaggio da lui usato, ha fatto esplicito riferimento ai valori della “sinistra”, alla “solidarietà”, all’“uguaglianza”, ai “diritti e opportunità per i più deboli”. E questo ci ha fatto spellare le mani dagli applausi e ci ha fatto sentire bene anche nel Partito Democratico, un partito che torna a essere forte, popolare, fra la gente, un partito di uguali che si batte per una società più giusta.
E’ per tale ragione che cerco di parlare a Voi, ultimi referenti dei vecchi DS, prima del PDS e, prima ancora, del PCI; non per un revanchismo antistorico e inutile né per costruire una corrente, ma per condividere insieme l’entusiasmo che proprio dalle parole di Bersani io ho sentito ricominciare a pulsare in questo partito, nuovo, ma sempre impregnato di valori antichi e universali.
Inizialmente molti di noi avevamo guardato all’esperienza del PD con una certa, tiepida, diffidenza: storie e percorsi nuovi e diversi dai nostri; vecchi e storici avversari della nostra politica giovanile; ci hanno un po’ turbato e talora anche allontanato dal progetto. L’esclusione, poi, dal Parlamento, nelle elezioni politiche, di quella sinistra cosiddetta radicale, con la quale avevamo condiviso tanti percorsi valoriali (non certo i più recenti metodi schizofrenici), ci ha dato più frustrazione che allegria.
Ma, cari compagni, qual è, oggi l’alternativa al berlusconismo dilagante?
Come, se non attraverso un grande partito che torni a parlare al popolo, rendendolo partecipe di un progetto condiviso, possiamo sperare di sfuggire all’omologazione e alla paura?
Non possiamo più fare a gara fra “chi sia il più anarchico del reame”, mentre i nostri giovani vengono subissati da balle galattiche (come quella delle armi di distruzione di massa, o quella del federalismo fiscale) che li spingono sempre più nella precarietà e nella incapacità a reagire. La democrazia, l’uguaglianza (intesa come possibilità di pari opportunità a diversi), e il rispetto dell’altro sono i più grandi valori che la stragrande maggioranza del nostro popolo ha condiviso, dall’area socialista, a quella liberale, a quella cattolica; attraverso quegli ideali che, non a caso, rappresentano l’asse portante della nostra Costituzione e della nostra civiltà.
Non lasciamoli travolgere dall’ignoranza e dalla barbarie.
Sicuramente, poi, costruiremo regole sempre più democratiche e migliori per governare la vita interna del Partito democratico: ora crediamoci e basta, non per fede, ma per le mille ragioni del cervello e del cuore che, sole, possono contrastare le ragioni della pancia, unica, spuntata, ma letale arma dei nostri avversari.
Che si possa fare, non vi è dubbio. Ma dobbiamo farlo insieme.
Ottorino Bressanini

Sono d’accordo. Credo che la situazione sia talmente grave da richiedere uno sforzo da parte di tutti, soprattutto da parte dei compagni che si sono “rifugiati nel privato”. Trovo che il PD sia necessario per i motivi detti da Ottorino, ma penso anche che coltivare al suo interno le radici ideali della sinistra sia un compito di fronte al quale non ci si può tirare indietro. Sporcarsi le mani per costruire una casa confortevole anche per noi è meglio, molto meglio che stare a guardare se la casa crolla.